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Caritas: aumenta a dismisura il numero di nuovi poveri che bussa alla porta dell’Ente, con buona pace di Monti e compagni

Siamo in ripresa economica, finalmente potremo dire di essere riusciti a salvare l’Italia, intravediamo un segno di crescita per il prossimo anno, a quanti proclami del genere ci stiamo abituando, eppure, riuscite ad intravedere uno spiraglio a breve? Sicuramente no, ci credono, o meglio, fanno finta di crederlo solo i nostri politici, per giustificare la loro ingombrante presenza, ma nessuno ha più fiducia delle fandonie di questa classe dirigente, di quella che l’ha preceduta insieme a quella opposizione che non è mai riuscita a far sentire forte la sua voce. Non c’è nessuna ripresa, rassegniamoci e, comunque, non c’è stato alcun tentativo di salvare l’Italia e se si arriva a queste amarissime conclusioni non è sciorinando sofisticati algoritmi finanziari, semmai guardando al Rapporto 2012 sulla povertà e l’esclusione sociale in Italia, leggi, il numero di nuovi poveri, moltissimi italiani, che bussano alla Caritas. Secondo tale rapporto, lo scorso anno alla Caritas hanno picchiato alla porta qualcosa come 31 mila persone, di questi, quasi il 71% era italiano il restante straniero ma non è tutto, il dato ci informa bene di come l’incremento degli italiani che ricorrono sempre di più alla Caritas sia in grandissima ascesa, tanto da poter sintetizzare così lo stesso rapporto della Caritas. Aumentano gli italiani, cresce la multi problematicità delle persone, con storie di vita complesse, di non facile risoluzione, che coinvolgono tutta la famiglia. La fragilità occupazionale è molto evidente e diffusa: rispetto alle tendenze del recente passato, i poveri in Italia sono sempre meno “working” e sempre più “poor”. Aumentano gli anziani e le persone in età matura: la presenza in Caritas di pensionati e casalinghe è ormai una regola, non più l’eccezione. Si impoveriscono ulteriormente le famiglie immigrate e peggiorano le condizioni di vita degli emarginati gravi, esclusi da un welfare pubblico sempre più residuale. Il risultato è anche che, vincendo le normali ritrosie di quanti non avrebbero mai nemmeno lontanamente immaginato che in futuro la vita potesse riservar loro questo destino avverso, alla Caritas ritroviamo più di cinque donne su dieci poveri che chiedono aiuto, il 50% di queste persone sono coniugate e dunque con problematiche ancora maggiori e, fatto importante, sfatando l’idea che a questo ente si ricorra perché appartenenti alla schiera dei senza tetto, chi invece implora l’aiuto di altri per sostenersi, in oltre 93 casi su cento, ha ancora una dimora, magari precaria e in condizioni disastrose, ma può ancora contare su un tetto, stante anche l’evidenza che da due anni a questa parte coloro che chiedono aiuto dichiarandosi “senza tetto” sono diminuiti.  Rispetto al 2009 – e il confronto, spiega la Caritas, serve a evidenziare proprio l’impatto di più lungo periodo della crisi economica – sono aumentati del 51,3% gli anziani, del 65,6% i pensionati, del 177,8% le casalinghe. Sono inoltre aumentati gli utenti con figli minori conviventi (52,9%) mentre sono diminuiti i disoccupati (del 16,2%). E nei primi sei mesi del 2012 la situazione si aggrava. Sono già passate nei Centri di ascolto oltre 22 mila persone (erano oltre 31 mila in tutto il 2011) e se questo andamento si mantenesse stabile, in tutto il 2012 l’aumento di persone-utenti Caritas ammonterebbe al 33,5%. Rispetto all’anno scorso già si capisce che sono in aumento gli italiani (+15,2%), sono stabili i disoccupati (59,5%), aumentano i problemi di povertà economica (+10,1%), diminuisce del 10,7% la presenza di persone senza dimora o con gravi problemi abitativi e aumentano gli interventi di erogazione di beni materiali (+44,5%). Un altro aspetto stigmatizzato dalla Caritas è l’attenzione in qualche modo distorta che gli stessi Media danno al fenomeno. Difatti, leggendo i giornali o assistendo alla trasmissione di inchieste televisive volte a fare luce sul problema dei veri poveri in Italia, scopriamo sempre la punta dell’iceberg e mai la sua profondità. Lo dimostra il fatto che le cronache si soffermano soprattutto sui casi di povertà più eclatanti, quelli che fanno notizia, quelli delle famiglie con i bimbi in fila alle mense Caritas o degli anziani che rovistano nei cassonetti, trascurando allo stesso tempo l’esistenza delle altre forme di povertà, che riguardano le condizioni degli stranieri e dei migranti. Ci sono alcune tendenze generali che comunque vanno evidenziate: aumenta il numero di italiani che si rivolgono ai servizi Caritas e aumenta la “multi problematicità” delle persone prese in carico, che hanno storie di vita complicate e talvolta patologie socio-sanitarie. Un dato comune è la fragilità occupazionale, fatta di lavoro nero, occupazioni saltuarie e cassa integrazione. Aumentano gli anziani, i pensionati, le casalinghe che si rivolgono alla Caritas e non rappresentano più un’eccezione. Peggiora, inoltre, la condizione di vita di chi già si trovava in una situazione di povertà estrema . Ci sono poi situazioni specifiche, come gli “zero figli”: aumentano le persone senza figli che chiedono aiuto e che nel solo 2011 sono pari al 26,9%. Peggiorano le condizioni di vita delle famiglie immigrate, perché la crisi è andata a colpire chi talvolta da poco aveva acquisito un relativo benessere e una certa stabilità, tanto che, scrive la Caritas, il licenziamento di molti immigrati è arrivato mentre stavano attuando il ricongiungimento familiare. L’orizzonte non è solo nero, però. Per i promotori del rapporto, segnali di speranza stanno nella “grande vitalità delle comunità locale, che hanno avviato esperienze di ogni tipo per contrastare le tendenze della marginalità sociale”. Ci sono tante persone che vogliono ripartire e rimettersi in gioco e per questo non chiedono solo sussidi economici, ma anche orientamento ai servizi, formazione, riqualificazione professionale. Sono coloro che la Caritas chiama i “ripartenti”. Aumentano infatti le persone che richiedono ascolto personalizzato e inserimento lavorativo (+34,5 e +17%) e aumentano del 122,5% le attività Caritas di orientamento professionale, a servizi, o a opportunità formative. I dati della Caritas non fanno che confermare le preoccupazione espresse dalle associazioni dei Consumatori, che commentano con allarme quanto documentato sulla povertà. Per il Codacons “combattere la povertà dovrebbe diventare la priorità del Governo, non solo per un fatto etico morale, ma anche economico, considerato che l’eccessiva tassazione sui redditi medio bassi sta deprimendo i consumi”. “I dati diffusi oggi dalla Caritas sulla povertà nel nostro Paese rappresentano un vero e proprio grido di allarme che il Governo non può continuare ad ignorare – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti Federconsumatori e Adusbef – Del resto anche i dati economici relativi alla situazione che le famiglie stanno vivendo sono drammatici: basti pensare che il potere di acquisto delle famiglie, dal 2008 ad oggi, è diminuito del -13,2%”. Per le due associazioni è evidente che “non possono continuare ad essere le famiglie, in particolar modo quelle più disagiate, a pagare per tutti”. Fonte: Help Consumatori    
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