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Carte di credito: arriva l’Antitrust e le sanziona

Una storia inquietante, potremmo intitolarla è quella che vede protagonisti, ancora una volta, le Società emittenti carte di credito finite sotto l’occhio del ciclone da parte dell’Antitrust cui si sono aggiunte, nel farsi comminare la sanzione, importanti Istituti di Credito. Una storia inquietante e per certi versi anche triste perchè denuncia un malcostume che troppe volte negli ultimi tempi ha coinvolto Società emittenti carte di credito e ciò accade proprio quando l’Italia si avvicina sempre di più all’uso dei sistemi di moneta elettronica alla stregua di quanto fatto da altri Paesi europei. Si pensi che nel nostro Paese si è giunti ad una diffusione del Bancomat che è pari a 34,2 milioni di tessere e per quanto riguarda le carte di credito siamo a 34 milioni e duecentomila carte fra prepagate e revolving. Ma si continua a fare di questo business un uso scorretto da parte di alcune Società titolari, tant’è che l’Antitrust si è vista costretta a multare con una sanzione di sei milioni di euro Mastercard insieme ad otto banche. Le banche multate sono, Monte dei Paschi di Siena, Banca Sella, Barclays Bank, Deutsche Bank, Intesa San Paolo, ICBPI e Uni credit Bank. E’ vero che sei milioni di euro divisi per tanti istituti incide ben poco per ogni singolo ente, ma è già qualcosa. Ma perché questi Istituti Finanziari si son fatti multare? Che colpa abbiamo noi? La colpa è data dal fatto che le banche interessate dalla sanzione hanno tenuto più alta la commissione interbancaria delle loro carte di credito con ricadute finali sugli utilizzatori finali. Tale onere riversato sull’utenza non è certo di poco conto se l’Antitrust ha verificato che la differenza richiesta ai commercianti fra la VISA, che è il circuito preso a riferimento per i minori ricarichi effettuati e le altre, Mastercard compresa, è superiore del 40%, ovvero elevato oltre la soglia massima applicabile, col risultato che il commerciante ha scaricato sul cliente il costo finale per ogni articolo venduto, indipendentemente se esso veniva acquistato con carta o Bancomat o in contanti, per la semplice ragione che per contratto l’articolo acquistato con la moneta elettronica deve essere di uguale importo a quello venduto con qualsiasi altra forma di pagamento. Che desolante quadro per aziende che ci bombardano continuamente con la loro pubblicità che dobbiamo sorbirci a tutte le ore. Fonte: Altroconsumo Giuliano Marchese senigallia
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