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Fiat: il ritorno in Italia suona come un’inquietante minaccia per tutti noi!

C’è qualcosa di strano che aleggia nell’aria, c’è qualcosa di misterioso che, in un clima come quello che sta vivendo l’Italia, economicamente parlando, rende ancora più incerto il quadro economico-sociale della Nazione al punto che, persino le buone notizie, come quelle apprese dall’Amministratore Delegato di Fiat, Sergio Marchionne, quando ha inteso trasferire la produzione della Panda in Italia anzicchè in Polonia, suona sinistramente strano. Pare ieri, quando Marchionne più volte intervistato parlava nei suoi proclami di come ogni auto prodotta in Italia facesse perdere soldi al Gruppo automobilistico. Chi non ricorda la frase shock detta ai microfoni di Fabio Fazio alla trasmissione “Che tempo che fa”. Ma non solo, l’uomo dal maglione blu aveva anche esaltato la produttività polacca di gran lunga migliore e a più basso costo rispetto a quella italiana, addirittura facendo temere la chiusura di tutti gli stabilimenti italiani del Gruppo Fiat, a cominciare da quello di Termini Imerese, il primo di fatto veramente dismesso. E chi non ricorda Marchionne sostenere di fronte all'allora Governatore della Banca D’Italia Draghi, quando asserì che
“Finora la Panda è stata prodotta in Polonia bene e a livelli altissimi, a un livello di qualità che non è stato mai raggiunto da uno stabilimento italiano, mai”. Ma cosa è mai successo all’uomo chiave di Fiat che a distanza di un anno e mezzo, alla presentazione ufficiale della nuova Panda ha tuonato “Questo è lo stabilimento numero uno al mondo del gruppo Fiat-Chrysler. E’una cosa eccezionale. Dovremmo esserne orgogliosi come italiani. Non comprenderlo, anzi arrivare a denigrarlo, è incredibile”.
Cos’è successo a Marchionne? Solo spirito patriottico quando sostiene di voler privilegiare il Paese in cui Fiat ha le proprie radici? Oppure c'è dell'altro che potremmo cogliere in lui? Troppo poco, inneggiare allo spirito patriottico per una persona come il nostro Sergio nazionale che ha le idee chiare su ciò che vuole e non vuole, ci deve essere dell’altro, ma cosa? Non lo sappiamo, ma non ci tranquillizza nemmeno il fatto che le maestranze hanno il 25 giugno del 2010 accettato le condizioni imposte da Fiat, ciò in quanto, anche con le migliori intenzioni, un operaio polacco, che continuerà a fabbricare la vecchia Panda e che dunque non perderà il lavoro, percepisce un terzo dello stipendio rispetto ad un operaio italiano, a tutto vantaggio dell’azienda. Ma allora cosa c’è veramente dietro i nuovi proclami di Marchionne? Nulla di certo, è ovvio, ma si può cominciare a leggere oltre lo sguardo del massimo vertice del Lingotto e fra ciò che lui dice per rasserenare gli animi e ciò che intravediamo c'è qualcosa di inquietante che si inserisce nel clima politico economico che stiamo vivendo in questi giorni, un periodo in cui guardiamo all’Europa con grande sgomento, guardiamo all’euro con la paura che possa dissolversi e proprio questo clima di terrore e di incertezza può averlo colto molto bene anche Marchionne, dando vita alla sua decisione, quella di rimanere in Italia o per lo meno non dismettere più nulla nel nostro Paese perché qualcosa presto potrebbe cambiare, qualcosa di gigantesco, qualcosa di immane, qualcosa che cambierà presto il tutto!  Per meglio comprendere dobbiamo guardare alla Germania, che oggi ci dà norme di comportamento, quel Paese dieci anni fa era in una situazione simile alla nostra, con un’economia in parte incerta ma senza che su essa pesasse il corrispettivo del nostro debito pubblico. Per riemergere, la Germania, è passata da una politica tutta lacrime e sangue che in terra germanica è stata di gran lunga più soft di quanto sta avvenendo e avverrà da noi, ad una situazione di stabilità economica, perché le condizioni economiche di due Paesi come l’Italia e la Germania stessa sono molto diverse. Per far passare e, soprattutto far digerire alle masse le politiche fatte di energici giri di vite, il Governo tedesco, pur scaricando quasi interamente sui lavoratori il peso della crisi, ha garantito al popolo l'uscita da quello stato di incertezza economica e bisogna dar atto alla classe dirigente tedesca di esserci riuscita. Da noi si sta facendo lo stesso, sia pure in maniera ancora più pesante ma, soprattutto, di più si farà nei prossimi mesi a venire, con la differenza che non è proprio scontata in Italia la soluzione ai problemi economici come avvenuto in Germania e questo Sergio Marchionne lo deve aver capito bene. Cosa potrebbe aver capito Marchionne   Sergio Marchionne, che è sicuramente una mente eletta, ha capito che quando ci sarà da chiedere grossissimi sacrifici ai lavoratori, anche a coloro che svolgono lavori usuranti, molto di più di quanto fino adesso fatto, cosa che avverrà molto presto, Fiat stavolta ci sarà, con i suoi stabilimenti, non dismessi, come quello di Pomigliano che costruirà la Panda e sarà la volta che non ci saranno più referendum a cui rispondere, ci saranno soltanto le condizioni padronali di Fiat, unica grande industria rimasta in Italia e le decisioni, accettate a malincuore da maestranze e sindacati. D’altro canto, l’alternativa è quella di perdere anche la Fiat in Italia che, essendo rimasta l’unica vera grande realtà imprenditoriale nel nostro Paese, potrà pretendere dal Governo in carica in quel momento, tutte le agevolazioni che riterrà opportune e le otterrà, stante il potere contrattuale che potrà sempre far valere, basti pensare ai quasi 200 mila dipendenti che operano nei diversi stabilimenti, anche perché se dovesse andar via la Fiat da qui ai prossimi anni, l’Italia davvero rischia di morire d’inedia e dunque…. Marchionne chiederà e otterrà, Fiat proporrà e disporrà e lo Stato accetterà, tutto! Questo avrebbe potuto capire Marchionne e questo è il vero motivo per il quale Fiat è tornata in Italia? Come si vede, la storia ha corsi e ricorsi, quella Fiat che gli Agnelli avevano posto alla guida della Nazione, a cui hanno chiesto e ottenuto tutto, in tempi di vacche grasse, tornerà a spadroneggiare in tempi di vacche magre e questo Marchionne lo sa, non a caso, ad un anno e mezzo di distanza, è tornato sulla scena del delitto da dove si era allontanato, con una certa arroganza peraltro, ma per lui l’essere tornato coi suoi rassicuranti proclami sarà una vittoria, soprattutto del domani, mentre per chi lavora per Fiat e continuerà a farlo, sarà un’altra sconfitta, l’ennesima sudditanza a chi, bene o male, un tozzo di pane, la cui qualità sarà sempre più scadente, te lo dà e così continueremo a tirare a campare e ad accentuare le sperequazioni di cui l'Italia è capofila in Europa! Viva l’Italia! counter contatore
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