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Il Papa in Sardegna: i disoccupati urlano la loro disperazione e il Pontefice invoca Gesù!

papa in sardegna

Ma che cosa c’è andato a fare in Sardegna il Papa? Che cosa importa ai sardi dei suoi discorsi…: «Devo dirvi coraggio, ma sono anche cosciente che devo fare tutto del mio perché questa parola, coraggio, non sia una bella parola di passaggio, non sia soltanto un sorriso da impiegato cordiale, un impiegato della Chiesa che viene e vi dice coraggio, no, questo non lo voglio. Voglio che questo coraggio mi arrivi da dentro e mi spinga a fare di tutto come pastore, come uomo. Dobbiamo affrontare con solidarietà e intelligenza questa sfida storica…». Ma che ragionamenti vuoti, inutili, ridondanti per gente che non lavora, che non ha di che mangiare, per una regione, la Sardegna, appunto, che vanta il triste primato di disoccupati, quasi il venti per cento con 54.000 posti di lavoro in meno in un solo anno (Fonte Ansa )

Che cosa può fregare al sardo disoccupato e senza sussidio alcuno da parte dello Stato, che cosa interessa all’italiano del Nord, del Centro, del Sud o delle isole che fa parte di quei cinque milioni, quasi il 10% dell’intera popolazione che si trova, secondo una stima della Coldiretti, in una condizione di povertà assoluta,  4,81 milioni quelli che non hanno una disponibilità economica sufficiente neanche ad acquistare beni e servizi essenziali per vivere. Ebbene a questa gente, che importa del viaggio del Pontefice a Lampedusa quando, racconta, incrociava gli sguardi dei rifugiati disperati, che sicuramente sono meno disperati dei sardi senza lavoro, visto che i richiedenti asilo politico hanno persino un sussidio da parte dello Stato italiano. Come fa a parlare di “Dio denaro”, proprio lui, il Papa, che siede su una poltrona che si poggia proprio su quel “Dio denaro” tanto deprecato. Basti pensare allo IOR, basti pensare all’uso che la Chiesa ha fatto del denaro, alla faccia di quelli che da sempre morivano di fame. E fra i cagliaritani che gridano “lavoro, lavoro” il Papa li ha rassicurati col suo sguardo, implorando un sistema giusto in contrapposizione all’attuale modello economico che è poi quello che meglio di tutti incarna la Chiesa da lui presieduta. E quando il tour del Pontefice volge al desio, ecco l’ennesima supplica, “Signore Gesù… dacci il lavoro e insegnaci a lottare per il lavoro, e benedici tutti noi». Ecco dove siamo arrivati, a sperare che il lavoro ce lo dia Gesù, visto che per trovarne uno in Italia ci vuole solo un miracolo! Bene, la visita del Papa a Cagliari si è conclusa e siamo certi che adesso il Pontefice, stanco, sarà già dentro i suoi lussuosissimi alloggi vaticani, servito e riverito. E i sardi senza lavoro, né casa, né sussidi e speranze, insieme a tutti gli altri italiani nelle stesse condizioni, andranno a cercarsi qualche “comodo” ponte sotto il quale ricrearsi il giaciglio per stanotte. Evviva il Papa, evviva Francesco.

Ma siamo cotti, stanchi di queste discussioni, ormai anche il Papa ha preso esempio dai politici, sa come confezionarci l’amara medicina, pardon, amaro calice, per indorarla quando serve, proprio come fanno i politici e come han sempre fatto. Ma nulla cambia, solo la sopportazione degli italiani ha raggiunto il grado massimo e son finiti pure i tempi in cui agli italiani poteva stare bene sentire le ramanzine di questo o di quell’altro pontefice o Capo di Stato di turno che ci invitavano a sperare nel domani, terreno o ultraterreno che fosse…

Per questa ragione questo Papa ha già stancato, forse era più sopportabile quello che l’ha preceduto, per lo meno taceva, di fronte al disastro che si sta perpetrando, giorno dopo giorno, in Italia. Ma Papa Francesco insiste, si lancia in elucubrazioni, dissertazioni che oltretutto non tutti comprendono appieno. Cosa vai a raccontare ai disperati senza lavoro del complesso sistema macroeconomico guasto che investe il mondo oltre che l’Europa. E che dire delle ultime aperture della Chiesa verso temi etici che alla fine non interessano a nessuno. Chi doveva divorziare lo faceva prima e lo continuerà a fare anche domani dopo l’apertura del Papa verso un tema come il divorzio. Chi voleva trombare prima, con o senza preservativo, lo faceva prima e lo farà anche domani, indipendentemente dai sermoni di Papa Francesco, chi ha deciso che non può mantenersi il figlio in grembo, ricorrerà all’aborto e spera che negli ospedali non incocci in troppi obiettori di coscienza medici che rischiano di far tornare la donna alle mammane di un tempo. Chi è gay, continuerà a baciare il compagno dello stesso sesso, senza sensi di colpa, anzi e spera semmai di andarci presto a letto! E comunque, ai disoccupati sardi, ma anche agli altri disperati sparsi in tutt’Italia, non frega nulla dei sensi di colpa del gay, del divorziato, nei confronti della Chiesa, prima o dopo l’apertura verso questi temi da parte del Pontefice. Insomma, le parole del Papa, soprattutto in un momento tanto drammatico per l’Italia, sono stucchevoli e noiose, espressione di una abile strategia di marketing mediatico della Chiesa insieme ai suoi sforzi per farcelo piacere a tutti i costi…

Ma visto che Papa Francesco ama i proclami, ama i bei discorsi intrisi di speranza per i disperati una volta sardi, una volta calabresi, una volta padani ed un’altra siciliani, visto che ama star vicino ai cassintegrati, ai disoccupati, ai senza tetto e a chi più ne ha più ne metta, potrebbe chiarire una volta per tutte ai presenti perché mai la Chiesa debba costare ai contribuenti italiani qualcosa come 6 miliardi di euro all’anno? Siamo sicuri che il Papa una risposta ce la darà immediatamente e si impegnaerà a liberare la Chiesa stessa da quel tanto odiato e vituperato Dio denaro di cui tanto il Pontefice parla!

G.Marchese

 

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