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Incidenti stradali: un morto ogni due ore in Italia

Una situazione drammatica è quella che si palesa nelle nostre strade, se solo pensiamo che ogni due ore muore una persona, almeno come segnalato dal Presidente dell’Ania, Sandro Salviati, durante il convegno “Gli italiani e la cultura delle regole”. Tanto per citare un po’ di numeri, ricordiamo che lo scorso 2009 ci sono stati più di 4.000 morti e ben 1.200 avevano meno di 30 anni, cui si aggiunge l’altro tributo di sangue rappresentato da un milione di feriti di cui 20 mila sono rimasti paraplegici. Oltretutto il numero dei morti è pure in difetto, se pensiamo che i morti delle successive 48 ore dopo l’incidente non vengono conteggiati nei decessi. Da segnalare che otto sinistri su dieci sono causati dallo sprezzo delle regole del Codice della Strada e ciò nonostante le recenti modifiche al codice della strada, l'apparato normativo prevede sanzioni pesanti per chi causa incidenti commettendo infrazioni gravi. «I controlli, però, non sono ancora sufficienti e, soprattutto, manca la certezza della pena. Si tratta di una situazione insostenibile che non possiamo più tollerare. E' tempo che si arrivi alla modifica del Codice Penale introducendo una fattispecie normativa che regoli il reato stradale, soprattutto quando si causano morti o feriti gravi». C’è anche da segnalare che un recente sondaggio svolto dall’Ispo avrebbe palesato che se da una parte è vero che più di nove italiani su dieci condanna la scarsa considerazione delle regole del vivere civile, a partire dall’osservanza del Codice della Strada, dall’altra si rileva che il 58% ritiene che quando si è al volante non venga rispettato il codice della strada. La violazione delle norme è di fatto molto diffusa, oltre il 70% degli automobilisti dichiara di infrangere le regole, pur essendo consapevole (lo ha dichiarato oltre l'80% degli intervistati) dei rischi e delle conseguenze sociali ed economiche degli incidenti stradali. «È deprimente - ha aggiunto - constatare che nella considerazione degli italiani il rispetto delle regole della strada arrivi solo al quinto posto. Dobbiamo ricordarci che quando siamo al volante ci sono delle regole che vanno rispettate. Condotte di guida scorrette e sconsiderate causano alcuni tra i più gravi delitti stradali. E' giusto che, in taluni casi, si configuri l'ipotesi di dolo eventuale, per la gravità sociale, umana ed etica degli incidenti stradali e su questo stiamo lavorando con il presidente della commissione Trasporti alla Camera, Mario Valducci. Secondo gli italiani le infrazioni più gravi sono rappresentate dal fatto di guidare in stato psico-fisico alterato (76%), passare con il semaforo rosso (60%) e superare i limiti di velocità (52%). Paradossalmente, il 74% degli italiani dichiara di rispettare con più attenzione le regole della strada quando si trova all'estero. Questo comportamento è ancor più accentuato tra i giovanissimi dai 18 ai 24 anni (77,2%) e per gli intervistati compresi tra i 45 e i 54 anni (78%). A livello complessivo, le donne condannano le infrazioni al codice della strada in maniera più netta rispetto agli uomini: mentre tra questi ultimi la percentuale si ferma all'88%, sono il 95% le donne che non accettano la mancanza di rispetto delle regole al volante. Il Sud ha la percentuale più alta, come ripartizione geografica, tra quanti ammettono di fare più attenzione alle regole della strada quando si trovano in altri Paesi: il 76,6% contro il 70% del Centro e il 73% del Nord. L'infrazione del codice stradale, infine, viene spiegata in modo simile da automobilisti e non. In primo luogo c'è una sottovalutazione del rischio (91%), seguita dalla tendenza a considerare i controlli scarsi ed inefficaci (72%) e dalla percezione che le sanzioni previste non sono così pesanti da far paura e, soprattutto, non vengono applicate (70%). Oltre un terzo degli italiani (35% del campione) ritiene infine che le violazioni siano dovute anche alla scarsa chiarezza del codice della strada. Fonte: Sole 24ore Giuliano Marchese
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