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Italiani: belli, brutti e sempre più depressi!

E se adesso vi chiedessimo, da italiani a italiani, come siete o meglio, come siamo noi italiani, cosa rispondereste? Difficile, perché gli italiani sono tante cose insieme, ma in un periodo come l’attuale, funestato da troppi eventi, molti anche difficili, l’indole degli italiani è un po’ mutata rispetto al passato, col risultato che, secondo una recente analisi condotta dal Censis su base nazionale, è emerso che i nostri connazionali sono divenuti insensibili e quanto mai ripiegati su se stessi. Il risultato è che l’italiano oggi è più aggressivo rispetto a quanto lo fosse ieri, è più depresso ed in effetti motivi per esserlo non gliene mancano e se guardiamo al futuro nel medio termine, ovvero, da qui a dieci anni, scopriamo che sono gli stessi italiani a ritenersi, nel 60% dei casi, come sempre più ripiegati in loro stessi e attenti solo al loro interesse individuale. Ovvio che tale tendenza è maggiormente espressa dagli abitanti delle grandi città, così come tale idea che si è sempre più fatta strada nell’animo degli italiani ed è più radicata nel Nord Est del Paese, i quali abitanti, più degli altri, ritengono che anche i rapporti interpersonali, ad esempio, di buon vicinato, siano quanto mai destinati col tempo ad incrinarsi. Se poi agli italiani si chiede quali possono essere per loro le forme di maggior disagio nel tempo, scopriamo che i nostri connazionali continuano a segnalare la disoccupazione di lunga durata (per il 64,1% della popolazione), la povertà economica (39%), la non autosufficienza degli anziani (26,6%), l'immigrazione clandestina (25%), la tossicodipendenza (15,6%), fino all'isolamento sociale inteso come mancanza di relazioni e affetti (12,5%). Il Censis punta i riflettori sulla diffusione di patologie quali la depressione o la rimozione delle responsabilità quali indicatori della crisi che gli italiani stanno attraversando, uniti a una insensibilità sempre più diffusa e all'atteggiamento di paura verso l'esterno, che porta a rinserrarsi fra le pareti domestiche. Scrive il Censis: "La diffusione a macchia d'olio delle grandi patologie individuali, sia quelle di evidente rinserramento interno (depressione, anoressia, dipendenza da droghe, fino al suicidio), sia quelle di crescente indifferenza alla vita collettiva (stanchezza di vivere, rimozione delle responsabilità, crisi della empatia nelle relazioni interpersonali), è il sintomo della crisi antropologica che sta attraversando la società italiana. I sintomi depressivi, indipendentemente dal fatto che si arrivi a formulare la diagnosi di depressione, colpiscono il 9,4% della popolazione". Poi c'è quella che viene chiaramente indicata come insensibilità al dolore altrui. "Non si tratta solo dell'indifferenza per i barconi degli immigrati che affondano in mare, - spiega il Censis - ma di una forma di «desensibilizzazione», di «anestesia sociale», una sorta di innalzamento della soglia in grado di attivare atteggiamenti di pietas e comportamenti di partecipazione". Ci si ripiega su se stessi e quindi "alla fermata dell'autobus o della metropolitana ci si guarda intorno sospettosi (il 34% dei cittadini in una grande città come Roma, più che a New York, Mosca o Mumbai), non si vede l'ora di tornare a casa per chiudersi la porta alle spalle. Si ha paura degli zingari: il 25,6% a Roma, più che in tante altre città del mondo. Allora la casa - conclude il Censis - viene vissuta come un fortino personale, dove difendersi anche installando un sistema di allarme, una porta blindata o le inferriate".
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