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Nichi Vendola: è davvero lui il “salvatore della Patria”?

Gli ultimi sondaggi lo danno al secondo posto nel gradimento degli italiani quando si chiede loro chi vorrebbero come prossimo leader in Italia alla guida del Paese. Che siano attendibili o meno questi sondaggi non tanto bene lo sappiamo, conosciamo però il clima che si registra nel nostro Paese di questi tempi, dove lo smarrimento ha preso il sopravvento nella popolazione ed in effetti la ricerca di un capo del Governo più rassicurante c’è tutta. Si tratta di capire soltanto se Nichi Vendola, fino adesso guardato da molti come il nuovo “pastore” degli italiani capaci di governarli al meglio, ha tutti i numeri e la competenza necessaria per governare. Se lo chiede la gente che lo ha votato, se lo chiedono persino quelli che non lo hanno votato e forse non lo voterebbero mai, sta di fatto però che Niki Vendola, 52 anni di Bari, governatore per la seconda volta della Regione Puglia, ex PCI, ex Rifondazione Comunista, non è proprio detto che fino adesso abbia dato prova di buon governo quando chiamato dai suoi lettori alla guida della Puglia e il dubbio che ci assale è pensare se il nuovo può persino essere peggiore del "vecchio" che si vuole abbattere? A Nichi Vendola non mancano certo le ottime doti di comunicatore, pacato, garbato, forbito al punto giusto, doti queste che per un politico a volte sono più importanti di tante altre virtù, ma basta essere così per governare bene? Sicuramente no, perché se poi dobbiamo radiografare Vendola, sulla base dei risultati ottenuti nella sua Regione, c’è davvero molto poco per stare allegri! La questione Pugliese Governare una regione italiana non è sicuramente semplice, men che meno una regione del Sud, ma la Puglia non è né la Campania, nè la Calabria nè, tantomeno, la Sicilia. La Puglia ha sempre offerto condizioni economiche migliori rispetto a tutte le altre regioni del Mezzogiorno. Tant’è che la Puglia è definita “California d’Italia”, ma forse sarebbe meglio dire, era definita, visto che oggi viene sempre più associata alla Cuba d’Italia che guarda più all’Est Europa e sempre meno all’Occidente del Vecchio Continente. Il risultato è che una Regione che per certi versi si comportava con le virtù di una Regione del Nord, negli ultimi tempi s’è ridotta a gareggiare con una sorta di larvato malgoverno che contraddistingue tante altre regioni del Sud. Uno per tutti il ripetuto sforamento del Patto di stabilità Interno passando per i tanti tagli alla Sanità operati da Vendola, analoghi tagli sono stati operati alle politiche giovanili, mentre si sono spese risorse su risorse per incentivare la comunicazione istituzionale della politica locale. Non sono semplici evidenze, tutt’altro, sono ben suffragate dai numeri e dalle cifre a tanti zeri che tali tagli hanno comportato. Si pensi alla Cassa Regionale chiusa da Vendola, con riverberi negativi per l’economia di quelle imprese che avanzano soldi dalla Regione e alle quali hanno rilasciato anzicchè denaro dei “paghero” garantiti da una sorta di cessione di credito alle banche con relativi interessi. Il taglia, taglia! Per avere un quadro ancora più completo della situazione si guardi, nell’ottica dei tagli orizzontali, alla Delibera n. 658 della Regione che porta la data del 31 marzo 2010 dove una delle prime voci che balza agli occhi è il taglio di 283 milioni di euro. Si continua con i tagli ai fondi per l’assistenza dei disabili, leggi due milioni di euro, poi si passa ai dislessici per i quali il taglio è stato di 150 mila euro, senza dimenticare i 26 milioni di euro tolti ai Comuni e destinati agli affitti. Ma non è tutto, occhio ai dieci milioni di euro in meno destinati ai servizi socio-assistenziali che conglobano diverse voci, classi disagiate in primis, politiche giovanili e relativi fondi. E che dire dell’agricoltura, vanto dell’intera Regione Puglia, che si è vista depauperata di ben 8 milioni sottratti ai consorzi di bonifica, aggiunti ai 6 milioni dati in meno e destinati allo sviluppo rurale e all’emergenza fito-sanitaria. Altra voce finita sotto la scure di Vendola è quella relativa alla Sanità. Si sono aumentati i ticket, si è affossata la Sanità Privata senza offrire modelli alternativi efficaci e si è persino rischiato di non poter più far fronte al pagamento degli stipendi del personale sanitario. Dunque tagli a tutto spiano, ma sarà stato così per tutto? No, perché nel periodo dei tagli sono stati ben 8.000 i dipendenti di cooperative private migrate verso Società controllate dalla Regione Puglia. Ma il paladino dei poveri che fa il tifo per gli operai della Fiat affinché non accettino l’accordo di Marchionne, nel commuoversi per le maestranze dell’industria siderurgica, si scorda del monito di Bankitalia che ha individuato nella Puglia di Vendola una perdita occupazionale del 3,6%, contro una media italiana dell’1,6%. Un’emorraggia copiosa di posti di lavoro che potrebbe persino peggiorare nel tempo, vista la pseudo vocazione ambientalista del Governatore della Puglia che dice no a tutto. NO ai rigassificatori, No alle centrali nucleari, NO ai termovalorizzatori e guarda di traverso pure all’ILVA che occupa ben 20 mila dipendenti e apporta nel tarantino un Pil pari al 75% Per bilanciare i tanti No Vendola ammette anche qualche SI, quello ai ai pannelli fotovoltaici, ad esempio, ai pannelli eolici anche.... Importa poco se fino adesso questi presidi non hanno apportato granchè sotto forma di fabbisogno energetico, l’importante che tali impianti facciano bella mostra di sé e devastino il territorio. La Corte Costituzionale. Sarà il nuovo nemico di Vendola? Ma c’è chi guarda di traverso Vendola e lo fa la Corte di Costituzionale, non lo fa per partito preso, nessuna politicizzazione stavolta, solo che alla Corte Costituzionale hanno bocciato tante Leggi regionali del Vendola nazionale. Tali Leggi erano in materia di energia nucleare, acqua, assunzioni nella Sanità, evidentemente non del tutto coerenti con lo Stato Nazionale. Ma la ciliegina sulla torta c’è pure stata, una vera e propria frizione fra la Regione Puglia e la Corte Costituzionale. Oggetto del contendere, il ricorso di otto candidati non eletti nelle fila del Governatore. Il risultato è stato che l’istituzione locale, la Regione in questo caso, che sarebbe dovuta restare neutrale nei confronti degli otto candidati non eletti che avevano presentato ricorso, che fa? Si toglie i panni dell’arbitro e scende in campo a gareggiare e, cosa grave, a tifare per i non eletti. Insomma, che aria di prima Repubblica che si respira..... Giuliano Masrchese
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