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Sanremo: fa parlare, male, di sè anche quando è concluso!

Non c’è pace e non ce ne è stata neanche all’inizio quest’anno per Sanremo, attanagliato dalla questione del Televoto e non solo.... Intanto occorre ricordare che non è vero che si sono avuti milioni e milioni di telefonate per votare nelle cinque giornate di gara i diversi artisti. Si sono avuti appena un milione di sms e per di più tutti concentrati nell’ultima serata di gara. Come sottolineato da Carlo Pileri presidente Adoc. Ma tutta la kermesse canora quest’anno è stata interessata da dubbi, polemiche e certezze di irregolarità. Non si spiega in altro modo la multa di 50 mila euro comminata dall’Antitrust. E che dire del funzionario Raitrade che si è fatto scappare il nome della canzone in testa alle classifiche ancor prima di giungere alla finale del festival. E che dire ancora dei call center che parrebbe pilotassero la probabile vittorianon del tutto trasparente. Per cercare di arginare quello che pare da anni essere diventata un’incresciosa abitudine del Festival di consacrare vincitori sulla base di non sempre chiare votazioni da parte dei votanti da casa, per la prima volta quest’anno alla rassegna hanno vigilato le Associazioni dei Consumatori, per controllare la regolarità degli sms votanti: Carlo Pileri per l’Adoc e Massimiliano Dona per l’Unc. Il regolamento dell’Authority appena stilato con la collaborazione delle due associazioni prevede che d’ora in avanti le votazioni e il conteggio delle preferenze dovranno svolgersi in presenza dei rappresentanti di chi paga il canone. Secondo chi c’era quest’anno, tutto si è svolto in maniera limpida e regolare. “Abbiamo potuto quasi verificarlo ‘a occhio’”, spiega Carlo Pileri, “perché eravamo nella sala dove arrivavano e venivano smistati gli sms con le preferenze”. Poche decine di chiamate al minuto. “Soprattutto”, spiega il presidente Pileri, “il ritmo relativamente lento con cui arrivavano gli sms - qualche decina alla volta, non centinaia come ci si immaginerebbe - ci ha consentito di verifcarne la ‘genuinità’”. Se fossero stati inviati da un call center, i messaggini sarebbero arrivati in maniera più massiccia e, soprattutto, sarebbero stati direzionati in massa verso uno o due concorrenti. “Il ritmo era invece analogo ogni volta. Gli sms partivano quando veniva dato il numero del cantante in gara, si infittivano durante l’esibizione, e c’era poi una piccola coda a brano terminato, fino alla presentazione del concorrente successivo”. Controlli elettronici stabiliranno in seguito se l’impressione dei consumatori era giusta. Ma per il momento le associazioni sembrano soddisfatte. Rimane una certa amarezza di fronte agli ingaggi stratosferici che Mamma Rai ha elargito a personaggi del calibro di Roberto Benigni, 250 mila euro cui aggiungere 150 mila euro per il suo agente. Altra stortura la cifra probabilmente riconosciuta a Monica Bellucci, 300 mila euro e Robert De Niro, 125 mila euro, nonostante stessero entrambi propagandando, approfittando dell’enorme vetrina messagli a disposizione, il loro film. E questo doveva essere il Festival delle ristrettezze! “Gli utenti”, commenta Pileri, “vorrebbero quantomeno sapere quanto dei soldi del canone viene destinato alla programmazione di Sanremo, e se questi investimenti rientrano attraverso gli incassi pubblicitari. Poiché si tratta di denaro pubblico, ci sarebbe bisogno di un comitato di controllo”. Infine, il caso di Vecchioni e dell’incauto funzionario di Raitrade, che ha rivelato in anticipo il vantaggio del cantautore. Anche su questo il Codacons ha inoltrato un ricorso all’Antitrust, chiedendo l’annullamento della gara. Ma le associazioni presenti a Sanremo non sono di questa opinione. “Non credo che la rivelazione abbia inficiato il risultato finale. Per prima cosa perché nell’ultima serata sono arrivati più voti che non nelle quattro serate precedenti, si parla di circa 700mila preferenze. In secondo luogo, va detto che le scelte dell’ultima serata non sono state sommate a quelle delle precedenti (in quei casi si votava per ‘salvare’ la propria canzone, non per farla vincere, ndr.), ma hanno fatto classifica a sé. Non dimentichiamo, infine, che nel regolamento dell’Agcom sul Festival non esiste nessuna clausola di riservatezza. Anzi. Rivelare i dati prima della fine è una garanzia in più di trasparenza”. Giuliano Marchese
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