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Sconvolgente video: La mia attività è fallita, o divento profugo o mi ammazzo!

profughi albergo Siamo al paradosso, in un’Italia al tracollo, dove l’immigrazione è incontrollata, la spesa pubblica aumenta, il debito pubblico raggiunge livelli sempre più stellari, la disoccupazione galoppa sempre di più, la sicurezza dei cittadini è allo sbando grazie soprattutto a quella immigrazione incontrollata, causa anche di una criminalità, per lo più straniera che, ormai, svaligia gli appartamenti e massacra di botte chi osa protestare, ferisce in maniera sempre più cruenta chiunque opponga una qualsiasi difesa sui treni, in un’Italia insomma allo sfascio, dove la burocrazia è sempre più invadente e oppressiva, dove la tassazione è paragonabile solo alle tasse cui venivano soggetti i servi della gleba, dove al cittadino si vieta di tutto, pure di poter spendere qual poco che gli è rimasto come cavolo gli parrebbe e dove l’accozzaglia di ministri in carica, sembra più un allegro raduno di boyscout, impreparati come sono a gestire la cosa pubblica, che dei governanti capaci, insomma, in un’Italia così schiantata al suolo, cosa interessa davvero alla nostra Classe dirigente? Provvedere alla migliore sistemazione possibile per i profughi che invadono le nostre città, anche se è sempre meglio chiamarli col loro vero nome, clandestini, visto che la percentuale dei non richiedenti asilo politico è sempre più alta. A costoro, la sinistra buonista e irresponsabile non fa mancare nulla, guardate cosa avviene a Rimini, dove una casa su tre è andata agli extracomunitari nel 2014, per una quota di popolazione che è pari appena al 13 per cento. E come si legge nel Giornale, 27 alloggi in due palazzine di recente costruzione,  costate circa 5 milioni di euro ha riguardato gli immigrati e non è tutto. Ben 19 dei nuovi appartamenti infatti, ossia il 70 per cento, sono stati affidati a famiglie straniere. Un trend in crescita pure rispetto alla penultima assegnazione, palazzine con attico e vista mare, dove la quota di «non italiani» si aggirava comunque su un rispettabile 50 per cento. Tutto anche grazie alla modifica del regolamento di assegnazione, che invece di prevedere l'anzianità di residenza dei richiedenti, ha stabilito come requisito l'anzianità di graduatoria. «Un criterio poco significativo, legato solo al bisogno che tra l'altro si presume sia comune a tutti, e che soprattutto non dice nulla su quanto abbiano vissuto qui e pagato le tasse questi nuovi occupanti», spiega Gioenzo Renzi, consigliere di Fdi e candidato sindaco alle scorse comunali, quando venne sconfitto per un pugno di voti. Ieri Renzi era insieme ai rappresentanti della Lega in presidio davanti all'Acer (l'Azienda casa Emilia Romagna) di Rimini per protestare contro i criteri che sembrano privilegiare gli stranieri, «che spesso sono senza reddito e hanno famiglie numerose, e così scavalcano italiani bisognosi nell'assegnazione di un patrimonio di edilizia popolare costruito nell'arco dei decenni grazie alle tasse pagate da generazioni di riminesi, che hanno contribuito in soldoni all'esistenza di queste abitazioni». Ebbene se tutto ciò non basta ancora, guardate cosa accade a Lizzola, in Val Seriana, località che fino a qualche tempo fa era meta prediletta dei turisti che oggi invece la disertano in massa a favore degli immigrati. Su 120 residenti hanno avuto l’ardire di far sbarcare in questa località 94 immigrati, quasi uno a uno con la popolazione del posto e secondo voi chi paga il prezzo di questa politica criminale e sconsiderata? I cittadini, i commercianti vessati dalle tasse e uno di questi, Maurizio il suo nome, titolare di un bar dichiara tristemente: “I clienti sono troppo pochi e i conti da pagare troppo salati. Gli anni scorsi il bar era pieno di ragazzini degli oratori che salivano a passare qualche settimana a inizio estate. Quest'anno niente, i villeggianti non vengono più." A suo dire, la responsabilità è dei nuovi abitanti del borgo. Che naturalmente, senza disponibilità, non consumano. In attesa di clienti che non arrivano, Maurizio passa il tempo dietro il bancone, con la sola compagnia di un cane. Quando il giornalista del “Giornale” gli chiede cosa abbia intenzione di fare, una volta che il suo locale avrà chiuso, risponde laconico: "Vado a fare il profugo, se mi prendono. L'alternativa è il suicidio". Insomma, conclude Maurizio, come vediamo dal video che segue, o divento profugo o mi ammazzo…” Probabilmente non lo farà, così almeno ci auguriamo, ma c’è chi l’ha fatto davvero al di là dei proclami e l’ha fatto in solitudine vedendo morire la propria attività e purtroppo è riuscito nel suo disperato gesto. E’ questa l’Italia che vogliamo?
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