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Tasse: in Italia esiste anche quella sull’ombra!

Chi mai conosce una curiosissima tassa tutta italiana come di fatto è la tassa sull’ombra. Ne deriva che tutti dovremmo pagarla, visto che tutti proiettiamo un’ombra ed invece, così non è, la tassa sull’ombra la pagano gli esercenti che utilizzano le tende all’ingresso di negozi, bar, ristoranti che sporgono dai locali. La tassa sull’ombra non è che l’ennesimo esempio di un curioso sistema che in Italia ci vede in testa per il modo astruso di applicare e far resistere ai tempi le imposte, con un curioso e se vogliamo ridicolo prontuario che riguarda a titolo diverso ogni cittadino nato in Italia. Ad esempio, sfruttando termini e codici di stampo quasi medievale, ad Agrigento, in Sicilia, si sono inventati la tassa sui ballatoi applicandola in base alla larghezza del singolo balcone che sia prospiciente alla strada pubblica. E che dire della tassa sulle suppliche. Che non riguarda le preghiere dei fedeli, quanto invece tutte quelle istanze dirette alla Pubblica Amministrazione quando tendono all’emanazione di un provvedimento. Insomma, i balzelli in Italia sono senza fine, tant’è che la Confesercenti s’è presa la briga di racchiuderle in una sorta di dossier chiamato, appunto, “Balzelli d’Italia”. Perché nell’Italia dei paradossi che nulla mai si fa mancare, sia pure in senso metaforico, si pagano tasse se si cerca un lavoro, si paga un’imposta se si chiede un sussidio, si pagano tasse per chiederne di non pagarne, insomma, un coacervo di assurdità e paradossi e, come ha detto il Presidente della Confesercenti, Marco Venturi, "L'Italia dei record non si smentisce mai , record di sprechi, record di burocrazia ed ora anche record di tasse paradossali e di adempimenti fiscali che fanno penare imprese e famiglie". Basti pensare l’enorme peso che ha la burocrazia in Italia, se si contano gli adempimenti in tema di Pubblica Amministrazione, con le sue 694 scadenze che sottraggono alla gestione dell'impresa oltre 285 ore di lavoro, 60 ore in più rispetto alla media europea. Nella classifica Ocse della pressione fiscale l'Italia occupa il terzo posto, con il 43,5% di prelievo fiscale. Ma l’armamentario di sempre nuove tasse in Italia si arricchisce di anno in anno. Non bastava l’aliquota IVA già di per sé elevata che grava sul turismo, si aggiunge a questa, la tassa di soggiorno e che dire anche della gabella sugli sposi: a Roma, ad esempio, per sposarsi in Campidoglio nel week-end bisogna pagare 200 euro; 150 euro se ci si sposa nei giorni feriali. Dalla tassa sugli sposi il Comune di Sorrento incassa, addirittura, 6 milioni di euro all'anno. Senza dimenticare la tassa sulla bandiera, come è successo a Desio, dove il titolare di un albergo ha rischiato di pagare 280 euro per aver deciso di esporre davanti all'ingresso la bandiera dell'Italia e quella dell'Unione Europea, per non parlare fra le tante tasse anche quella sul morto a quella sui tumuli, da quella sul feretro a quella sui lumini. Assurdo e scorretta è l’abitudine inveterata di riempire di sempre nuove imposte i carburanti, col risultato che le imposte che gravano sulla benzina sono addirittura paradossali, cvisto che sul litro alla pompa gravano imposte che vanno dalla guerra dell’Abbissinia fino alle missioni di Bosnia e Libano raltivi a tempi recenti, con in mezzo le tante emergenze cui si è dovuto confrontare il ostro Paese.Si stima, infatti, che ogni anno in Italia vengano emanate oltre 60.000 nuove disposizioni tributarie. Nell'ultimo anno la normativa fiscale italiana è cresciuta più del doppio rispetto a quella degli altri Paesi europei. Soltanto per gli adempimenti tributari, i titolari di partita Iva pagano ogni anno 18,3 miliardi di euro. Giuliano Marchese Fonte: Help Consumatori
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