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Comune: il pedone o l’automobilista caduti dentro una buca piena d’acqua piovana, vanno sempre risarciti

Le elezioni amministrative si sono concluse, ma fra i tanti proclami degli aspiranti a qualche carica pubblica cittadina, non saranno mancate quelle promesse fatte dagli aspiranti amministratori, volte a coprire le buche stradali e rendere sicura la circolazione veicolare e pedonale. Ma i signori politici eletti, manterranno gli impegni? Conviene loro farlo, perché in assenza di provvedimenti stavolta rischiano davvero grosso! A mettere ordine alla farraginosa materia pensa infatti la Corte di Cassazione che addebita ai Comuni la responsabilità di tenere le strade sicure, se di proprietà del Comune stesso. Se tali Enti non lo faranno saranno tenuti a risarcimenti anche cospicui. Ma c’è di più, il Comune non può invocare “Giove pluvio” quando il cittadino finisce dentro una buca, sia che percorra la strada in auto sia a piedi, perché l’acqua colmava la voragine o piccola buca stessa. Di fatti, in tal caso il Comune non può invocare il caso fortuito ed essere dispensato dalla responsabilità da cose in custodia di cui all’art. 2051 del codice civile. Poiché la diatriba era lunga e non si riusciva mai a divenire ad alcuna conclusione, a far luce sulla vertenza è scesa in campo la Corte di Cassazione, rilevando che la precipitazione atmosferica costituisce un evento largamente prevedibile e non interrompe affatto la relazione causale fra la cosa posta sotto la custodia del Comune, cioè il marciapiede sconnesso, e il danno, vale a dire il sinistro del pedone. Al contrario, la pioggia occulta «le asperità del suolo» e le rende ancora più insidiose e quindi in assenza di acqua sulla buca si sarebbe potuto configurare un concorso di colpa dell’infortunato che non aveva guardato dove metteva il piede e non si era accorto delle insidie presenti.
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