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Mutui: dopo l’intervento di Draghi, cosa accadrà agli italiani?

Potrebbe essere ricordato come il primo atto del neo eletto presidente della BCE, Mario Draghi che, appena insediatosi, ha voluto dare lui per primo una sforbiciata ai tassi d’interesse della Banca Centrale Europea. A questo punto sorge spontaneo chiedersi, dopo l’intervento dell’ex di Bankitalia, cosa dovranno aspettarsi le famiglie italiane alle prese con un mutuo per l’acquisto della casa? Secondo gli esperti del settore a beneficiare del taglio dei tassi d’interesse saranno coloro che hanno acceso un mutuo a tasso variabile, alla stregua di quelli che stanno per contrarre un nuovo mutuo che beneficeranno della contrazione dell’Euribor, cosa che si rifletterà con un taglio dei tassi di interesse e, dunque, rate più basse. In un tale scenario è opinione condivisa fra gli analisti del settore che dovendo procedere alla scelta di un mutuo, potrebbe essere vincente la possibilità di impegnarsi con la banca scegliendo un mutuo a tasso fisso, che oggi si può ottenere con un tasso di interesse al di sotto del 5% e non è detto che in futuro si potrà godere ancora di interessi tanto bassi. Certo, anche un tasso variabile oggi potrebbe essere una buona soluzione, ma per quanto? Perché se è vero che potremmo accordarci con la banca per un tasso variabile molto al di sotto del 5%, che potrebbe restare tale per due, tre anni, non è possibile ipotizzare cosa accadrà in futuro, ma, stante l’incertezza dei mercati finanziari, forse è più normale chiedersi se nel corso dei quindici, vent’anni o, addirittura, trent’anni a venire, non si rischia di assistere ad un’impennata dei tassi con relativo aggravio del costo della rata.
"La riduzione di 25 punti base del tasso Bce segue quanto anticipato dal mercato, ha detto Stefano Rossini, a.d. di MutuiSupermarket.it. Le quotazioni di venerdì scorso dei futures sull'Euribor tre mesi scambiati al mercato Liffe di Londra prevedevano infatti una riduzione implicita dei tassi di interesse variabili di 25 punti base da qui a fine anno".
Per Rossini la diminuzione del tasso Bce "dovrebbe portare ad una ripresa della domanda di mutui a tasso variabile che erano passati dallo spiegare il 68% della domanda nel terzo trimestre al 64% nel quarto trimestre. Ma in termini pratici per le famiglie che hanno un mutuo a tasso variabile in corso di ammortamento, la riduzione del tasso Bce cosa comporterà?
"E' una novità di piccolo impatto ma comunque positiva ? precisa Rossini - per un mutuo di 100 mila euro a 20 anni, la rata mensile diminuisce di circa 13 euro, quindi un risparmio annuale di poco superiore ai 150 euro".
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