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Cassa integrazione: sempre più drammatica la situazione occupazionale in Italia

Ultimamente l’Italia somiglia sempre di più a quei familiari attorno ad un paziente in gravi condizioni di salute che di fronte alla domanda volta a conoscere le condizioni del congiunto, si limitano a rispondere, pietosamente, un po’ meglio!

Ma questa pietosa bugia sullo stato dei nostri conti e sullo stato occupazionale del nostro Paese non fa bene a nessuno, non fa bene al sistema Paese che si muove stentatamente nel tentativo di non perdere ulteriori posizioni, non fa neanche bene alla popolazione che finisce per sentirsi frastornata di fronte ai troppi proclami, da una parte, che guardano al prossimo futuro come foriero di chissà quale grande ripresa e che invece cozzano con la realtà delle cose e gli ammonimenti di Bankitalia e Confindustria quando dicono all’unisono che il Paese non cresce.

Adesso, ad alimentare l’evidenza di come la situazione sia davvero seria, ci si mette anche l’Inps che ci informa come qualcosa come 580 mila lavoratori italiani siano in Cassa integrazione e per un quarto di questi in deroga con un taglio del reddito di ben 4,6 miliardi di euro che per ogni lavoratore si leggerà come oltre 8 mila euro all’anno. Senza contare quelli che hanno perso il lavoro e non hanno diritto ad alcuna cassa integrazione.

Un risultato ritenuto peggiore di sempre, che ci palesa in tutta la sua drammaticità come la ripresa produttiva in Italia sembra sempre più una chimera visto che si traduce in un numero di disoccupati, cassintegrati e di coloro che hanno “gettato la spugna” pari al 10,7% e che senza un autorevole intervento del governo sulla politica fiscale, a vantaggio dei redditi medio bassi e scelte politiche per la ripresa industriale, il paese non uscirà dalla attuale situazione, dove ormai sta, prepotentemente, aumentando la componente strutturale della crisi.

E, poiché all’inizio si parlava di cassa integrazione, da ricordare che sono le regioni del Nord Italia quelle più colpite dal fenomeno, con la Lombardia che si assesta al primo posto con le sue 314.277.391 ore da inizio anno a novembre scorso che corrispondono a 150.516 lavoratori (prendendo in considerazione le posizioni di lavoro a zero ore). Segue il Piemonte con 185.742.807 ore per 88.957 lavoratori e il Veneto con 124.817.662 ore di cig autorizzate per 59.779 lavoratori. Prima in questa classifica tra le regioni del sud c'è la Puglia con 71.251.568 ore che coinvolgono 34.124 lavoratori. Mentre per il centro è il Lazio la regione dove si registra il maggiore ricorso alla Cig con 68.121.463 ore per 32.625. Giuliano Marchese

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