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Crisi economica: altro che finita, non basterà un decennio!

Crisi-economica

C’è chi predica, promette e non mantiene e soprattutto rassicura coloro che ancora riescono a star dietro alle sue bugie. Questo qualcuno è il premier Renzi e tutto il suo Governo di non eletti, le promesse sono tante ed è fastidioso pure elencarle, ma una in particolare che più che una promessa è una rassicurazione fa acqua da tutte le parti ed è quella che pontificando sostiene che la crisi sia finita e piano, piano stiamo riemergendo, ma la verità è ben altra e molto diversa, a sostenerlo è Confesercenti.

Secondo Confesercenti, infatti, per bocca del suo presidente, Massimo Vivoli, dall’inizio della crisi hanno chiuso 25 mila imprese e ben 10.600 hanno tirato giù le saracinesche da gennaio ad aprile del 2015. In soli due anni i consumi delle famiglie sono diminuiti di ben 60 miliardi di euro ed altri guai si sono riversati su settori commerciali che hanno visto una tassazione sempre più alta, una burocrazia asfissiante che bene presta il fianco anche alla corruzione ed un abusivismo dilagante che oltre a dare il segno crescente del degrado, crea una concorrenza sleale a chi lavora nel rispetto delle regole.

Se infatti un negozio chiude e nelle vie delle grandi città si sta creando una vera e propria desertificazione delle attività commerciali col risultato di assistere ad un contestuale aumento del degrado e dell’insicurezza, tutto attorno si forma un corollario di venditori abusivi, spesso o quasi sempre gestiti da extracomunitari senza regole. Secondo il presidente di Confesercenti le attività più gravate dalla crisi afferiscono al settore dell’abbigliamento.

«Particolarmente notevole è stata la crisi dei negozi di moda. Tra gennaio e aprile di quest’anno hanno cessato l’attività più di mille negozi al mese. Ma hanno sofferto moltissimo anche gli imprenditori attivi nella vendita di sigarette elettroniche, che in due anni sono passati da 3mila a poco più di mille. Il processo è più forte che mai in provincia, in tutte le categorie, in particolar modo per moda e alimentari. I negozi di articoli per fumatori di provincia, invece, sembrano soffrire meno di quelli cittadini». Di contro c’è chi cresce nonostante la crisi.

«A crescere sono soprattutto il franchising, i negozi specializzati in prodotti bio e il commercio su area pubblica. Parte del boom dell’ambulantato è attribuibile alla crisi: per un’attività su area pubblica servono in genere meno investimenti. Molto, però, hanno concorso gli stranieri per i quali la formula rappresenta una delle strade d’integrazione più semplici, con alcune etnie che si affermano in settori specifici. Il fenomeno non va letto solo in senso negativo anche se resta anomalo rispetto al quadro congiunturale del Paese».

In tutto questo contesto tanto negativo a pesare tantissimo è la mannaia delle tassazioni, (ad esempio Imu e Tari). La Tari ha inciso su commercio e turismo con picchi del 400% in fatto di incrementi e che dire delle tasse per occupazione di suolo pubblico che in certe località incidono anche per 25 mila euro all’anno. Ovviamente la cura per cercare di risolvere il problema è quello di invertire la tendenza del Governo che ritiene che la ripresa debba passare dalle lacrime e dal sangue dei cittadini vessandoli continuamente con nuove tasse, per non parlare che non può esserci sviluppo senza adoperarsi per sbloccare il credito alle imprese e alle famiglie. Ma appare drammatico il quadro che emerge in Italia è nell’arco temporale necessario per sperare di ottenere una ripresa dell’economia e conseguenti consumi. Altro che 2016, come dicono al Governo, secondo Confesercenti, posto che il quadro internazionale risulti nel frattempo positivo, occorreranno non meno di 10 anni. Per incidere affinché occorra minor tempo per in qualche modo limitare i danni di una classe dirigente che ci ha portato a tanto occorrerebbe agire in maniera energica apportando pochi ma importanti correttivi, ma poiché questo non si vede all’orizzonte, in mancanza di tali correttivi, la disperazione, le lacrime e il sangue continueranno a scorrere e a coesistere per almeno un decennio.

Giuliano

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